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<title>Italian general election 2018</title>
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<p id="category"><a href="https://fsfe.org/campaigns/askyourcandidates/askyourcandidates.en.html">Ask your candidates</a></p>

<h1 id="id-landtagswahl-berlin-2011">Italian general election 2018</h1>

<p>On this page you can find the answers of some of the parties that run for office in the Italian general election in 2018 towards the questions that have been sent by the FSFE Italy. You find a summary and an analysis in the corresponding <a href="https://fsfe.org/news/2016/news-20180302-01.html">press release</a>.</p>


<h2 id="id-antworten-der-parteien">Answers by the parties</h2>

<p class="question">
<strong>1. </strong>Qual è la Sua posizione sull‘impiego del Software Libero e Open Source all‘interno della Pubblica
Amministrazione?
</p>


<p>
<strong>Federico D'Incà (Movimento 5 Stelle):</strong>
Le motivazioni che devono spingere le Pubbliche Amministrazioni
verso il Software libero sono essenzialmente indipendenza dai fornitori,
sicurezza e accessibilità a tutto il proprio patrimonio informativo. Ci
sono, dunque, valide ragioni per supportare la transizione verso il
software libero/open source e non a caso, due delle nostre principali
amministrazioni comunali, Roma e Torino, si stanno già muovendo in
quella direzione.
</p>



<p>
<strong>Luca Casarini (Liberi e Uguali):</strong>
Sosteniamo con forza la migrazione per legge dai software proprietari a quello libero e Open Source nella PA. Come d'altronde previsto dalla recente Risoluzione del parlamento europeo, datata 29 ottobre 2017, che indica la strada di scelta obbligatoria delle soluzioni open in tutte le future procedure di appalto per il settore ICT. Open significherebbe innanzitutto più trasparenza della PA, più possibilità di accesso libero alle informazioni da parte dei cittadini, e anche un notevole risparmio di soldi pubblici, che si potrebbero impiegare proprio nel contrastare il Digital Divide nel nostro paese.
Va da sé che anche nel campo dei programmi scolastici ed universitari,in generale in tutto ciò che concerne i percorsi formativi pubblici, è per noi fondamentale l’assunzione di software libero e open source come piattaforme di riferimento, e come vera e propria scelta strategica ed educativa all’emancipazione dall’utilizzo e dalla dipendenza dai programmi proprietari. Ne va anche della qualità della formazione, non solo nell’aumento oggettivo della sua accessibilità. Non vi è alcun dubbio che la proprietà privata dei software significhi anche una impossibilità di controllo sulle fonti molto spesso. Oltre a generare fenomeni di trust ben noti a tutti. Educare al software libero e open source significa anche renderlo parte della nostra vita digitale quotidiana.
</p>

<p>
<strong>Paolo Coppola (Partito Democratico):</strong>
La mia posizione a riguardo e' quella espressa dall'art. 68 del codice dell'amministrazione digitale: analisi comparativa delle soluzioni rispetto al tco, apertura dei formati e affidabilità del fornitore e quindi, comma 1-ter, privilegio del software libero. Per quanto riguarda il software realizzato su specifiche indicazioni della PA, la mia posizione e' quella espressa dall'art. 69 del CAD: deve essere a codice sorgente aperto e reso disponibile gratuitamente. Purtroppo pochi conoscono questa normativa.
</p>

<p>
<strong>Potere al Popolo:</strong>
Qual è la Sua posizione sull‘impiego del Software Libero e Open Source all‘interno della Pubblica Amministrazione?
La nostra posizione è assolutamente chiara sul Software Libero: bisogna incentivarne l’uso, adibire corsi specializzati per i lavoratori della Pubblica Amministrazione, e definire la migrazione definitiva verso l’uso del software open source nella Pubblica Amministrazione.<br />
Inoltre, come ribadiamo più volte nel nostro programma, è necessario un particolare intervento nella ricerca pubblica, che pensiamo debba basarsi sulla cultura open source e contribuire in maniera incisiva al suo sviluppo.<br />
La ricerca e lo sviluppo attualmente è ad appannaggio delle aziende private, che traggono enormi vantaggi dal lassismo degli enti pubblici ( che spesso hanno in chi li amministra anche situazione conniventi). L'utilizzo e l'introduzione di una visione volta all'uso di licenze copyleft contribuirà alla tutela dei lavoratori decentrando l'autorità delle multinazionali.
</p>





<p class="question">
<strong>2. </strong>È favorevole a rendere obbligatorio nella Pubblica Amministrazione l'uso di formati digitali aperti al
posto di formati proprietari?</a>
</p>

<p>
<strong>Federico D'Incà (Movimento 5 Stelle):</strong>
Bisogna incentivare l'uso di formati aperti in luogo di quelli
proprietari. L'obbligatorietà per legge non è una buona strada. Bisogna
creare "massa critica" intorno ai formati aperti, facendo comprendere
quanto siano importanti per svincolare l'utente da un determinato
prodotto (un certo editor di testo o un certo foglio di calcolo ad
esempio).
</p>




<p>
<strong>Luca Casarini (Liberi e Uguali):</strong>
Sosteniamo con forza la migrazione per legge dai software proprietari a quello libero e Open Source nella PA. Come d'altronde previsto dalla recente Risoluzione del parlamento europeo, datata 29 ottobre 2017, che indica la strada di scelta obbligatoria delle soluzioni open in tutte le future procedure di appalto per il settore ICT. Open significherebbe innanzitutto più trasparenza della PA, più possibilità di accesso libero alle informazioni da parte dei cittadini, e anche un notevole risparmio di soldi pubblici, che si potrebbero impiegare proprio nel contrastare il Digital Divide nel nostro paese.
Va da sé che anche nel campo dei programmi scolastici ed universitari,in generale in tutto ciò che concerne i percorsi formativi pubblici, è per noi fondamentale l’assunzione di software libero e open source come piattaforme di riferimento, e come vera e propria scelta strategica ed educativa all’emancipazione dall’utilizzo e dalla dipendenza dai programmi proprietari. Ne va anche della qualità della formazione, non solo nell’aumento oggettivo della sua accessibilità. Non vi è alcun dubbio che la proprietà privata dei software significhi anche una impossibilità di controllo sulle fonti molto spesso. Oltre a generare fenomeni di trust ben noti a tutti. Educare al software libero e open source significa anche renderlo parte della nostra vita digitale quotidiana.
</p>

<p>
<strong>Paolo Coppola (Partito Democratico):</strong>
Si'. Nella maggior parte dei casi è gia' così.


</p>

<p>
<strong>Potere al Popolo:</strong>
È favorevole a rendere obbligatorio nella Pubblica Amministrazione l'uso di formati digitali aperti al posto di formati proprietari?< br />
Assolutamente si, i formati digitali aperti consentono di poter conoscere ogni loro aspetto, evitando l'esecuzione di codice malevolo che potrebbe essere inserito dalle aziende attraverso i formati proprietari. Il concetto alla base delle community del mondo open source abbraccia l'idea di mutualismo che caratterizza la nostra identità politica.
</p>






<p class="question">
<strong>3. </strong> È favorevole all'introduzione all'interno dei programmi scolastici ed universitari di quegli elementi che
caratterizzano la diffusione e lo sviluppo di soluzioni aperte attraverso l'uso di Software Libero e Open
source?.</a>
</p>

<p>
<strong>Federico D'Incà (Movimento 5 Stelle):</strong>
Sicuramente favorevole.
</p>


<p>
<strong>Luca Casarini (Liberi e Uguali):</strong>
Sosteniamo con forza la migrazione per legge dai software proprietari a quello libero e Open Source nella PA. Come d'altronde previsto dalla recente Risoluzione del parlamento europeo, datata 29 ottobre 2017, che indica la strada di scelta obbligatoria delle soluzioni open in tutte le future procedure di appalto per il settore ICT. Open significherebbe innanzitutto più trasparenza della PA, più possibilità di accesso libero alle informazioni da parte dei cittadini, e anche un notevole risparmio di soldi pubblici, che si potrebbero impiegare proprio nel contrastare il Digital Divide nel nostro paese.
Va da sé che anche nel campo dei programmi scolastici ed universitari,in generale in tutto ciò che concerne i percorsi formativi pubblici, è per noi fondamentale l’assunzione di software libero e open source come piattaforme di riferimento, e come vera e propria scelta strategica ed educativa all’emancipazione dall’utilizzo e dalla dipendenza dai programmi proprietari. Ne va anche della qualità della formazione, non solo nell’aumento oggettivo della sua accessibilità. Non vi è alcun dubbio che la proprietà privata dei software significhi anche una impossibilità di controllo sulle fonti molto spesso. Oltre a generare fenomeni di trust ben noti a tutti. Educare al software libero e open source significa anche renderlo parte della nostra vita digitale quotidiana.
</p>

<p>
<strong>Paolo Coppola (Partito Democratico):</strong>
Non mi e' chiarissimo cosa si intende. Se ci si riferisce all'acquisto del software, allora vale sempre l'art. 68 del CAD. Se ci si riferisce ai principi dell'open source, sicuramente sì.


</p>

<p>
<strong>Potere al Popolo:</strong>
È favorevole all'introduzione all'interno dei programmi scolastici ed universitari di quegli elementi che caratterizzano la diffusione e lo sviluppo di soluzioni aperte attraverso l'uso di Software Libero e Open source?<br />
Pensiamo che dotare di una visione critica di tutto ciò che sia il ciclo di produzione del sistema economico attuale debba essere alla base dell’educazione, il software non è un’eccezione, anzi. Attualmente parecchi corsi universitari e di formazione digitale si basano quasi esclusivamente sull’apprendimento dell’utilizzo specifico di alcuni software proprietari. Tale impostazione garantisce alle aziende sviluppatrici il monopolio del mercato (gli esempi lampanti sono nel settore dell’editing grafico e del disegno tecnico).<br />
Citando Stallman: “La scuola ha una missione sociale: insegnare a chi studia a diventare cittadino di una società forte, capace, indipendente, collaborativa e libera. Dovrebbe promuovere l’uso del software libero così come promuove la protezione dell’ambiente, o il diritto di voto. Se la scuola insegna l’uso del software libero, potrà sfornare cittadini pronti a vivere in una società digitale libera. Ciò aiuterà la società nel suo insieme a evitare di essere dominata dalle multinazionali”.
</p>






<p class="question">
<strong>4. </strong> Come si pone rispetto al Codice Amministrazione Digitale (in particolare Art. 68 e 69. Riuso delle
soluzioni e standard aperti) e in caso favorevole modificherebbe qualcosa?</a>
</p>

<p>
<strong>Federico D'Incà (Movimento 5 Stelle):</strong>
Il Codice dell'Amministrazione Digitale è stato modificato più volte
negli ultimi anni, l'ultima volta proprio a fine 2017. Non abbiamo
bisogno di ulteriori interventi normativi ma di attuare quello che già
c'è e che, passatemi il gioco di parole, è rimasto solo sulla carta.


<p>
<strong>Luca Casarini (Liberi e Uguali):</strong>
La Riforma del Codice dell’Amministrazione Digitale contiene un passo indietro, deciso dal Governo, importante sugli obblighi relativi al software libero e alla continuità operativa, per le pubbliche amministrazioni, che non condividiamo. Il depotenziamento dell’art.68 in particolare, ma anche l’abrogazione espressa dell’articolo 50-bis, che aveva introdotto la continuità operativa, potrebbero indicare che per ragioni politico economiche, si tenti di aprire una qualche crepa nel percorso di valorizzazione del software libero e open source. Noi ci batteremo per impedire che, dopo il rinnovo del CAD, l’open source in Italia sia vittima di una norma che adesso diventa monca, rendendo di fatto meno obbligatori i formati aperti, nonostante le premesse dichiarate.
</p>

<p>
<strong>Paolo Coppola (Partito Democratico):</strong>
ho risposto sopra. Non modificherei, ma farei rispettare e, soprattutto, farei uscire velocemente le linee guida
</p>

<p>
<strong>Potere al Popolo:</strong>
Come si pone rispetto al Codice Amministrazione Digitale (in particolare Art. 68 e 69. Riuso delle soluzioni e standard aperti) e in caso favorevole modificherebbe qualcosa?<br />
Gli Art.68 e 69 non sono assolutamente sufficienti, ed anzi il Codice di Amministrazione Digitale va ampliato e vanno introdotti obblighi affinché le Pubbliche Amministrazioni utilizzino ed introducano l’educazione a quello che è il mondo Open Source e di tutto ciò che riguarda il mondo del software libero.<br />
In particolare l'Art.68 .1 definisce tra le soluzioni disponibili alla pubblica amministrazione:<br />
e) software di tipo proprietario mediante ricorso a licenza d'uso<br />
Questo punto è in totale contrasto con la volontà di introdurre software libero e privo di codice malevolo.
Non vogliamo solo “obbligare” ad usare software libero, vogliamo che le persone si rendano conto che esistano alternative altrettanto funzionali a quelle a cui sono abituate ad usare nei loro uffici, nelle scuole ed a casa.
</p>





<p class="question">
<strong>5. </strong> Qual è la Sua posizione o quella del Suo partito sul tema della Net-Neutrality?
</p>

<p>
<strong>Federico D'Incà (Movimento 5 Stelle):</strong>
La "net neutrality" è un prerequisito necessario e indispensabile per
la libertà d'espressione, sancita dall'articolo 10 della Convenzione
Europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà
fondamentali. Bisogna affermare a chiare lettere che il traffico
Internet deve essere trattato in condizioni di uguaglianza, senza
discriminazione, restrizione o interferenza, indipendentemente dal
mittente, dal destinatario, dal contenuto, dall'applicazione, dal
servizio o dal dispositivo.
</p>



<p>
<strong>Luca Casarini (Liberi e Uguali):</strong>
La nostra posizione di difesa e sviluppo della Net Neutrality, avversata dai grandi carrier e ISP della rete, è sostanzialmente racchiusa in questi obiettivi: garantire un accesso neutrale alle reti di comunicazione elettronica, promuovere i diritti di cittadinanza attiva al fine di rafforzare la partecipazione e il processo decisionale democratico, sostenere lo sviluppo e la valorizzazione dei sistemi informativi pubblici garantendo il pluralismo informatico anche con l’uso del software libero, diffondere l’uso delle nuove tecnologie della comunicazioni presso il sistema delle imprese, rimuovere gli ostacoli che impediscono la parità di accesso alle reti di comunicazione dei cittadini che versano in condizioni di disabilita, disagio economico e sociale e di diversità culturale. Secondo noi, non devono essere le regole di mercato a ispirare l’approccio alla vita digitale, ma quelle dei contemporanei diritti di cittadinanza. La logica del mercato liberista, che attraverso la sua competizione sfrenata e priva di ogni regola, sostituisce la visione politica di una società, va contrastata. La difesa della Net Neutrality in Europa e in Italia, per noi è anche questo. Al centro le persone, i loro diritti, le loro libere scelte. Poi le imprese, i profitti, il mercato.
</p>

<p>
<strong>Paolo Coppola (Partito Democratico):</strong>
La rete e, aggiungo, le piattaforme digitali, devono essere neutrali.
</p>

<p>
<strong>Potere al Popolo:</strong>
Qual è la Sua posizione o quella del Suo partito sul tema della Net-Neutrality
Siamo totalmente favorevoli alla difesa della Net Neutrality che deve tutelare il trattamento paritario del traffico di rete. La legislazione attualmente vigente in Europa è vaga al riguardo e lascia agli ISP la libertà di fornire priorità ad alcuni servizi. Bisogna proteggere la rete decentrando l'autorità degli ISP che potrebbero favorire il traffico proveniente da alcune aziende rispetto ad altre con una riduzione della privacy degli utenti.< br/>
In particolare, sosteniamo che l’organo europeo BEREC sia insufficiente nella definizione delle norme riguardanti la rete. Infatti, definiamo assolutamente illegale la pratica da parte degli ISP dello ‘zero-rating’ e del ‘Deep packet Inspection’. <br />
L’uso del DPI, per quanto superficialmente migliori la qualità dei servizi offerti dagli ISP, diffonde un modo di intendere la rete e i servizi fruiti attraverso esso, che lede la privacy delle persone rafforzando il potere delle Telco.
</p>




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<html newsdate="2019-03-02">

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<title>Ask Your Candidates: Italian parties offer progress towards the use of Free Software in public entities</title>
</head>
<body>
<h1>Ask Your Candidates: Italian parties offer progress towards the use of Free Software in public entities</h1>
<p newsteaser="yes">The Free Software Foundation Europe (FSFE) publishes the results of the Ask Your Candidates campaign that FSFE Italy did run for the Italian election. Multiple questions have been sent to the major political parties that run for office in the national elections on March 4. We received positive statments by "Movimento 5 Stelle" and the "Liberi e Uguali e Partito Democratico". Unfortunately, there have been no answers by "+Europa", "Forza Italia", "Fratelli d'Italia" and "Lega Nord". </p>

<p>Since many years, at the FSFE, we run <a href="https://fsfe.org/campaigns/askyourcandidates/askyourcandidates">Ask Your candidates campaigns</a> in that we send a set of questions to political parties to collect information about their standing towards Free Software and to make it easier for voters to compare their positions. Main objective of the campaign is to know the degree of attention and support of candidates and parties towards Free Software and those topics that are important for our work for Free Software like Open Standard Formats, Digital Freedom and Net-Neutrality. </p>

<p>FSFE Italy in particular wishes to inform interested voters and citizens, what is the position of the parties and candidates on the use of Free Software in Public Administrations, a subject already present in the Italian jurisprudence by <a href="http://www.agid.gov.it/cad/art-68-analisi-comparativa-soluzioni">Article 68</a> and <a href="http://www.agid.gov.it/cad/art-69-riuso-soluzioni-standard-aperti">Article 69</a> of the Code of the Digital Administration (CAD). Unfortunately, the implementation of these articles is still in continuous evolution due to the nature of the software and of the current political will.</p>

<p>Today, we <a href="/campaigns/askyourcandidates/201803-italy-general-elections">publish the full answers</a> that we received. In summary, the campaign had a positive response by "Movimento 5 Stelle" and the "Liberi e Uguali, Partito Democratico and Potere al Popolo". Unfortunately, we did not receive any answers by + Europa, Forza Italia, Fratelli d'Italia, Lega Nord. In the following, you find our analysis of the responds given, sorted chronically in the order we received the answers:</p>

<h2>Results and analysis</h2>

<p>Federico D'Incà and Anna Laura Orrico, both candidates for <strong>Movimento 5 Stelle</strong>, declare Free Software to be a benefit for the Public Administration because it helps in "independence from suppliers, security and the accessibility to all its information assets". The same benefits, so they say, are within the adoption of open standards. Both candidates are in favor of introducing Free Software and open standards in school and university, and they consider the Digital Administration Code to be an exhaustive rule but whose implementation is necessary to monitor. Finally, both candidates are clearly in favor of net neutrality which is also part of the official program of Movimento 5 Stelle, that considers net neutrality to be a "necessary and indispensable prerequisite for freedom of expression".</p>

<p>Luca Casarini, candidate for <strong>Liberia e Uguali</strong>, not only supports Free Software but also supports a top-down model with an "enforced migration by law from proprietary software to Free Software and Open Source in the Public Administration". Casarini also understands the adoption of Free Software in school and university courses as "a real strategic and educational choice towards an emancipation from the use and dependency of proprietary programs". The candidate of Liberi and Uguali strongly supports the Digital Administration Code and is committed to monitor its renewal to avoid being further weakened in favor of compromises not in line with the original spirit of the law. Such as "the weakening of the art.68 in particular, but also the repeal of Article 50-bis" during the last CAD reform. Liberia e Uguali are totally in favor of net neutrality, to support "information pluralism", citizen rights and liberties. </p>

<p>Paolo Coppola, candidate for the <strong>Partito Democratico</strong>, highlights the use of Free Software in Public Administrations as well as the Code of the Digital Administration as a pivotal tool that is already in place to promote and support its use. Coppola also points out that, with regards to software commissioned by Public Administrations, Partito Democratico's position "is the one expressed by Article 69 of the CAD: it must be available as open source code and free of charge". For the introduction of Free Software and open formats in school and university courses, article 68 of the CAD is still valid, which says that in public tenders Free Software has to be favored over proprietary software. Coppola considers CAD to be a good legislative framework, and as a next step proposes the publication of guidelines that aim at ensuring compliance. Coppola confirms the importance of net neutrality and says that "network and digital platforms must be neutral".</p>

<p><strong>Potere al popolo</strong> state to be very much in line with some principles that are related to Free Software and wish for "the use and introduction of any vision based on copyleft licenses will contribute to the protection of workers by decentralizing the authority of multinationals". So they declare themself certainly in favor of the adoption of open formats and Free Software within the Public Administration. Potere al popolo even quotes Richard Stallman in arguing that "if the school teaches the use of Free Software, they can graduate citizens ready to live in a free digital society". However, unlike the other interviewed parties, Potere al popolo finds the Articles 68 and 69 of the CAD to be insufficient and they wish for more intransigent rules that fully exclude the use of proprietary software. Finally, the party shows full adherence towards net neutrality, including criticism of the European BEREC entity considered "insufficient in defining the rules for the network."</p>

<h2>Conclusion</h2>

<p>For the first time, FSFE Italy has been running such an Ask Your Candidates campaign. Fortunately, all parties and candidates that have answered our questions - Movimento 5 Stelle, Liberi e Uguali, Partito Democratico and Potere al Popolo - are in favor of the adoption and the extended use of Free Software and open formats in the Public Administration as well as in public education. Such a big consensus across these parties, that in current polls together have more than 50% of the votes, opens up a lot of possibilities for progress towards the use of Free Software on state level in Italy and the FSFE's demand of ["Public Money? Public Code!"](https://publiccode.eu/). The latter can be realized by enforcing already existing legal laws, that are in particular "Article 68" and "Article 69" of the Code of the Digital Administration. Again, with an exception of Potere al popolo, all parties claim to be in favor of enforcing these articles. If it would be for Potere al popolo, they would set even stricter rules. Finally, all parties in this sample support the existence and enforcement of net neutrality. </p>

<blockquote>"It is great to see that many political parties nowadays understand the importance and the benefits deriving from Free Software" says Natale Vinto, FSFE country coordinator Italy and "in case they run successful for government, the FSFE is happy to help with the necessary implementation processes." On the other hand, Vinto points out, that "the lack of responses from the other parties can be understood as a desinterest in digital topics which is anachronistic in today's information society."</blockquote>

<p>Thanks to the candidates and parties that participated in the campaign, and to the whole FSFE local group Milano for the joint activity.</p>

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<html newsdate="2019-03-02">

<head>
<title>Ask Your Candidates: i partiti italiani sono favorevoli all'adozione del Software Libero e Open Source nella PA</title>
</head>
<body>
<h1>Ask Your Candidates: i partiti italiani sono favorevoli all'adozione del Software Libero e Open Source nella PA</h1>
<p newsteaser="yes">La Free Software Foundation Europe (FSFE) pubblica i risultati del questionario inviato ai maggiori partiti in corsa per le elezioni politiche del 4 Marzo in Italia, in merito alla campagna Ask Your Candidates promossa dalla stessa FSFE nei periodi elettorali degli Stati membri dell'Unione Europea. </p>

<p>Obiettivo della campagna, è quello di conoscere il grado di attenzione e/o propensione di candidati e partiti rispetto i temi sostenuti dall'associazione quali Software Libero, Formati Standard Aperti, Libertà Digitali, Net-Neutrality. In particolare, FSFE desidera far sapere agli elettori e cittadini interessati, quale sia la posizione dei soggetti intervistati sull'impiego del Software Libero e Open Source nella Pubblica Amministrazione, argomento già presente in giurisprudenza per mezzo del ["Art.68"](https://cad.readthedocs.io/it/v2017-12-13/_rst/capo6_art68.html)e ["Art.69"](https://cad.readthedocs.io/it/v2017-12-13/_rst/capo6_art69.html) del ["Codice dell'Amministrazione Digitale (CAD)"](https://cad.readthedocs.io/it/v2017-12-13/), ma in continuo divenire per la natura stessa del software e delle volontà politiche in essere. </p>

<p>In sintesi, la campagna ha avuto un riscontro positivo su Movimento 5 Stelle, Liberi e Uguali, Partito Democratico e Potere al Popolo con particolare enfasi sui temi sollevati da parte dei primi due. Le risposte dai candidati di M5S, Liberi Uguali e Potere al Popolo sono di piena condivisione e approfondimento, il PD di approvazione e continuità. Non sono pervenute risposte da +Europa, Forza Italia, Fratelli d'Italia, Lega Nord. </p>

<p>Ecco in sintesi i risultati del questionario, ordinati in base al tempo di ricezione delle risposte, di cui potete avere il testo <a href="/campaigns/askyourcandidates/201803-italy-general-elections">completo qui</a>:</p>

<h2>Risultato</h2>

<p>Federico D'Incà e Anna Laura Orrico, candidati del <strong>Movimento 5 Stelle</strong>, individuano nel Software Libero un beneficio per la Pubblica Amministrazione in termini di " indipendenza dai fornitori, sicurezza e accessibilità a tutto il proprio patrimonio informativo" ed intravedono sostanzialmente lo stesso beneficio con l'adozione di formati Standard Aperti. Sono concettualmente favorevoli all'introduzione del Software Libero e di formati aperti nei percorsi scolastici ed universitari, e ritengono il Codice Amministrazione Digitale una norma esaustiva sulla cui applicazione è necessario vigilare. Sulla neutralità della rete la posizione è nettamente favorevole e presente formalmente nel programma del M5S che ritiene la net neutrality un "prerequisito necessario e indispensabile per la libertà d'espressione".</p>

<p>Luca Casarini, candidato di <strong>Liberi e Uguali</strong>, non solo esprime piena adesione ai principi del Software Libero, ma sostiene anche "con forza la migrazione per legge dai software proprietari a quello libero e Open Source nella PA". Intravede inoltre nell'adozione del Software Libero nei percorsi scolastici ed universitari "una vera e propria scelta strategica ed educativa all’emancipazione dall’utilizzo e dalla dipendenza dai programmi proprietari". L'esponente di Liberi e Uguali sostiene con forza il Codice dell'Amministrazione Digitale, e si impegna a vigilare sul suo rinnovo per evitare che venga depotenziato ulteriormente in favore di compromessi non in linea con lo spirito originale della legge, come "il depotenziamento dell’art.68 in particolare, ma anche l’abrogazione espressa dell’articolo 50-bis, che aveva introdotto la continuità operativa" avvenuto durante la riforma del CAD. Sulla net-neutrality pienamente favorevole, in virtù di "pluralismo informatico", diritti e libertà dei cittadini. </p>

<p>Paolo Coppola, candidato del <strong>Partito Democratico</strong>, è favorevole all'impiego del Software Libero nella PA e vede nel Codice dell'Amministrazione Digitale, su cui è impegnato in prima linea, lo strumento cardine, già in essere, volto a promuoverne e sostenerne l'uso. Sottolinea inoltre che, per quanto riguarda il software commissionato dalla PA, "la posizione è quella espressa dall'art. 69 del CAD: deve essere a codice sorgente aperto e reso disponibile gratuitamente". Sull'introduzione di Software Libero e formati aperti nei percorsi scolastici e universitari, fa fede sempre l'articolo 68 del CAD. L'esponente del PD ritiene inoltre che la normativa presente nel CAD sia esaustiva, e annuncia la pubblicazione a breve di linee guida volte a garantirne il rispetto. Similmente decisa e favorevole la posizione sulla net-neutrality: "rete e piattaforme digitali devono essere neutrali".</p>

<p><strong>Potere al popolo</strong> esprime mediante i suoi candidati una generale linea di partito coerente e convergente con i principi relativi al Software Libero sostenendo che "l'utilizzo e l'introduzione di una visione volta all'uso di licenze copyleft contribuirà alla tutela dei lavoratori decentrando l'autorità delle multinazionali", dichiarandosi certamente favorevoli all'adozione di formati aperti e software libero all'interno della Pubblica Amministrazione. Gli stessi citano finanche Richard Stallman nel sostenere che "se la scuola insegna l’uso del software libero, potrà sfornare cittadini pronti a vivere in una società digitale". A differenza degli altri intervistati, trovano insufficienti gli Art. 68 e 69 del CAD e auspicano norme più intransigenti che escludano il software proprietario. Piena adesione anche alla net-neutrality, con un critica all’organo europeo BEREC ritenuto " insufficiente nella definizione delle norme riguardanti la rete."</p>

<h2>Conclusioni:</h2>

<p>FSFE lancia la prima campagna Ask Your Candidate in Italia e rileva con grande soddisfazione che tutti i partiti e i candidati che hanno risposto alle nostre domande - in ordine di ricezione: Movimento 5 Stelle, Liberi e Uguali, Partito Democratico e Potere al Popolo - sono favorevoli all'adozione del Software Libero e di formati aperti da parte della Pubblica Amministrazione, e allo stesso modo in scuole ed università. Tale consenso condiviso tra questi partiti, che in base agli ultimi sondaggi raggiungerebbero se sommati più del 50% dei voti, apre la strada a numerose possibilità in merito all'impiego del Software Libero nella PA, in linea con la campagna FSFE ["Public Money? Public Code!"](https://publiccode.eu/). Quest'ultima trova negli Art.68 e Art.69 del CAD una sua realizzazione mediante il consolidamento della normativa esistente nell'interesse dei cittadini e dei servizi pubblici a loro rivolti, e obiettivo di questa campagna è anche conoscere le intenzioni dei candidati in merito alle libertà digitali e alla Net-Neutrality.</p>

<blockquote>"Sono lieto di constatare come tanti partiti politici oggigiorno comprendano l'importanza e soprattutto i benefici derivanti dall'adozione del Software Libero e Open Source nella Pubblica Amministrazione", sostiene Natale Vinto, Coordinatore FSFE per l'Italia, e "in caso di successo elettorale, FSFE è lieta di poter dare un contributo nell'implementazione di questo processo". D'altro canto, Vinto si rammarica per la mancata risposta dagli altri partiti, la quale "esprime purtroppo quantomeno disinteresse, a mio avviso anacronistico nella odierna società dell'informazione".</blockquote>

<p>Un ringraziamento particolare va ai candidati intervistati e ai partiti per il loro tempo e la loro disponibilità, ed inoltre a tutto il gruppo FSFE Milano per il lavoro corale svolto ai fini della realizzazione della campagna.</p>

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