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<title>Italian general election 2018</title>
</head>
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<p id="category"><a href="/activities/elections/askyourcandidates/askyourcandidates.html">Ask your candidates</a></p>
<h1 id="id-landtagswahl-berlin-2011">Italian general election 2018</h1>
<p>On this page you can find the answers of some of the parties that run for office in the Italian general election in 2018 towards the questions that have been sent by the FSFE Italy. You find a summary and an analysis in the corresponding <a href="/news/2016/news-20180302-01.html">press release</a>.</p>
<h2 id="id-antworten-der-parteien">Answers by the parties</h2>
<p class="question">
<strong>1. </strong>Qual è la Sua posizione sullimpiego del Software Libero e Open Source allinterno della Pubblica
Amministrazione?
</p>
<p>
<strong>Federico D'Incà (Movimento 5 Stelle):</strong>
Le motivazioni che devono spingere le Pubbliche Amministrazioni
verso il Software libero sono essenzialmente indipendenza dai fornitori,
sicurezza e accessibilità a tutto il proprio patrimonio informativo. Ci
sono, dunque, valide ragioni per supportare la transizione verso il
software libero/open source e non a caso, due delle nostre principali
amministrazioni comunali, Roma e Torino, si stanno già muovendo in
quella direzione.
</p>
<p>
<strong>Luca Casarini (Liberi e Uguali):</strong>
Sosteniamo con forza la migrazione per legge dai software proprietari a quello libero e Open Source nella PA. Come d'altronde previsto dalla recente Risoluzione del parlamento europeo, datata 29 ottobre 2017, che indica la strada di scelta obbligatoria delle soluzioni open in tutte le future procedure di appalto per il settore ICT. Open significherebbe innanzitutto più trasparenza della PA, più possibilità di accesso libero alle informazioni da parte dei cittadini, e anche un notevole risparmio di soldi pubblici, che si potrebbero impiegare proprio nel contrastare il Digital Divide nel nostro paese.
Va da sé che anche nel campo dei programmi scolastici ed universitari,in generale in tutto ciò che concerne i percorsi formativi pubblici, è per noi fondamentale lassunzione di software libero e open source come piattaforme di riferimento, e come vera e propria scelta strategica ed educativa allemancipazione dallutilizzo e dalla dipendenza dai programmi proprietari. Ne va anche della qualità della formazione, non solo nellaumento oggettivo della sua accessibilità. Non vi è alcun dubbio che la proprietà privata dei software significhi anche una impossibilità di controllo sulle fonti molto spesso. Oltre a generare fenomeni di trust ben noti a tutti. Educare al software libero e open source significa anche renderlo parte della nostra vita digitale quotidiana.
</p>
<p>
<strong>Paolo Coppola (Partito Democratico):</strong>
La mia posizione a riguardo e' quella espressa dall'art. 68 del codice dell'amministrazione digitale: analisi comparativa delle soluzioni rispetto al tco, apertura dei formati e affidabilità del fornitore e quindi, comma 1-ter, privilegio del software libero. Per quanto riguarda il software realizzato su specifiche indicazioni della PA, la mia posizione e' quella espressa dall'art. 69 del CAD: deve essere a codice sorgente aperto e reso disponibile gratuitamente. Purtroppo pochi conoscono questa normativa.
</p>
<p>
<strong>Potere al Popolo:</strong>
La nostra posizione è assolutamente chiara sul Software Libero: bisogna incentivarne luso, adibire corsi specializzati per i lavoratori della Pubblica Amministrazione, e definire la migrazione definitiva verso luso del software open source nella Pubblica Amministrazione.<br/>
Inoltre, come ribadiamo più volte nel nostro programma, è necessario un particolare intervento nella ricerca pubblica, che pensiamo debba basarsi sulla cultura open source e contribuire in maniera incisiva al suo sviluppo.<br/>
La ricerca e lo sviluppo attualmente è ad appannaggio delle aziende private, che traggono enormi vantaggi dal lassismo degli enti pubblici ( che spesso hanno in chi li amministra anche situazione conniventi). L'utilizzo e l'introduzione di una visione volta all'uso di licenze copyleft contribuirà alla tutela dei lavoratori decentrando l'autorità delle multinazionali.
</p>
<p class="question">
<strong>2. </strong>È favorevole a rendere obbligatorio nella Pubblica Amministrazione l'uso di formati digitali aperti al
posto di formati proprietari?
</p>
<p>
<strong>Federico D'Incà (Movimento 5 Stelle):</strong>
Bisogna incentivare l'uso di formati aperti in luogo di quelli
proprietari. L'obbligatorietà per legge non è una buona strada. Bisogna
creare "massa critica" intorno ai formati aperti, facendo comprendere
quanto siano importanti per svincolare l'utente da un determinato
prodotto (un certo editor di testo o un certo foglio di calcolo ad
esempio).
</p>
<p>
<strong>Luca Casarini (Liberi e Uguali):</strong>
Sosteniamo con forza la migrazione per legge dai software proprietari a quello libero e Open Source nella PA. Come d'altronde previsto dalla recente Risoluzione del parlamento europeo, datata 29 ottobre 2017, che indica la strada di scelta obbligatoria delle soluzioni open in tutte le future procedure di appalto per il settore ICT. Open significherebbe innanzitutto più trasparenza della PA, più possibilità di accesso libero alle informazioni da parte dei cittadini, e anche un notevole risparmio di soldi pubblici, che si potrebbero impiegare proprio nel contrastare il Digital Divide nel nostro paese.
Va da sé che anche nel campo dei programmi scolastici ed universitari,in generale in tutto ciò che concerne i percorsi formativi pubblici, è per noi fondamentale lassunzione di software libero e open source come piattaforme di riferimento, e come vera e propria scelta strategica ed educativa allemancipazione dallutilizzo e dalla dipendenza dai programmi proprietari. Ne va anche della qualità della formazione, non solo nellaumento oggettivo della sua accessibilità. Non vi è alcun dubbio che la proprietà privata dei software significhi anche una impossibilità di controllo sulle fonti molto spesso. Oltre a generare fenomeni di trust ben noti a tutti. Educare al software libero e open source significa anche renderlo parte della nostra vita digitale quotidiana.
</p>
<p>
<strong>Paolo Coppola (Partito Democratico):</strong>
Si'. Nella maggior parte dei casi è gia' così.
</p>
<p>
<strong>Potere al Popolo:</strong>
Assolutamente si, i formati digitali aperti consentono di poter conoscere ogni loro aspetto, evitando l'esecuzione di codice malevolo che potrebbe essere inserito dalle aziende attraverso i formati proprietari. Il concetto alla base delle community del mondo open source abbraccia l'idea di mutualismo che caratterizza la nostra identità politica.
</p>
<p class="question">
<strong>3. </strong> È favorevole all'introduzione all'interno dei programmi scolastici ed universitari di quegli elementi che
caratterizzano la diffusione e lo sviluppo di soluzioni aperte attraverso l'uso di Software Libero e Open
source?.
</p>
<p>
<strong>Federico D'Incà (Movimento 5 Stelle):</strong>
Sicuramente favorevole.
</p>
<p>
<strong>Luca Casarini (Liberi e Uguali):</strong>
Sosteniamo con forza la migrazione per legge dai software proprietari a quello libero e Open Source nella PA. Come d'altronde previsto dalla recente Risoluzione del parlamento europeo, datata 29 ottobre 2017, che indica la strada di scelta obbligatoria delle soluzioni open in tutte le future procedure di appalto per il settore ICT. Open significherebbe innanzitutto più trasparenza della PA, più possibilità di accesso libero alle informazioni da parte dei cittadini, e anche un notevole risparmio di soldi pubblici, che si potrebbero impiegare proprio nel contrastare il Digital Divide nel nostro paese.
Va da sé che anche nel campo dei programmi scolastici ed universitari,in generale in tutto ciò che concerne i percorsi formativi pubblici, è per noi fondamentale lassunzione di software libero e open source come piattaforme di riferimento, e come vera e propria scelta strategica ed educativa allemancipazione dallutilizzo e dalla dipendenza dai programmi proprietari. Ne va anche della qualità della formazione, non solo nellaumento oggettivo della sua accessibilità. Non vi è alcun dubbio che la proprietà privata dei software significhi anche una impossibilità di controllo sulle fonti molto spesso. Oltre a generare fenomeni di trust ben noti a tutti. Educare al software libero e open source significa anche renderlo parte della nostra vita digitale quotidiana.
</p>
<p>
<strong>Paolo Coppola (Partito Democratico):</strong>
Non mi e' chiarissimo cosa si intende. Se ci si riferisce all'acquisto del software, allora vale sempre l'art. 68 del CAD. Se ci si riferisce ai principi dell'open source, sicuramente sì.
</p>
<p>
<strong>Potere al Popolo:</strong>
Pensiamo che dotare di una visione critica di tutto ciò che sia il ciclo di produzione del sistema economico attuale debba essere alla base delleducazione, il software non è uneccezione, anzi. Attualmente parecchi corsi universitari e di formazione digitale si basano quasi esclusivamente sullapprendimento dellutilizzo specifico di alcuni software proprietari. Tale impostazione garantisce alle aziende sviluppatrici il monopolio del mercato (gli esempi lampanti sono nel settore dellediting grafico e del disegno tecnico).<br/>
Citando Stallman: “La scuola ha una missione sociale: insegnare a chi studia a diventare cittadino di una società forte, capace, indipendente, collaborativa e libera. Dovrebbe promuovere luso del software libero così come promuove la protezione dellambiente, o il diritto di voto. Se la scuola insegna luso del software libero, potrà sfornare cittadini pronti a vivere in una società digitale libera. Ciò aiuterà la società nel suo insieme a evitare di essere dominata dalle multinazionali”.
</p>
<p class="question">
<strong>4. </strong> Come si pone rispetto al Codice Amministrazione Digitale (in particolare Art. 68 e 69. Riuso delle
soluzioni e standard aperti) e in caso favorevole modificherebbe qualcosa?
</p>
<p>
<strong>Federico D'Incà (Movimento 5 Stelle):</strong>
Il Codice dell'Amministrazione Digitale è stato modificato più volte
negli ultimi anni, l'ultima volta proprio a fine 2017. Non abbiamo
bisogno di ulteriori interventi normativi ma di attuare quello che già
c'è e che, passatemi il gioco di parole, è rimasto solo sulla carta.</p>
<p>
<strong>Luca Casarini (Liberi e Uguali):</strong>
La Riforma del Codice dellAmministrazione Digitale contiene un passo indietro, deciso dal Governo, importante sugli obblighi relativi al software libero e alla continuità operativa, per le pubbliche amministrazioni, che non condividiamo. Il depotenziamento dellart.68 in particolare, ma anche labrogazione espressa dellarticolo 50-bis, che aveva introdotto la continuità operativa, potrebbero indicare che per ragioni politico economiche, si tenti di aprire una qualche crepa nel percorso di valorizzazione del software libero e open source. Noi ci batteremo per impedire che, dopo il rinnovo del CAD, lopen source in Italia sia vittima di una norma che adesso diventa monca, rendendo di fatto meno obbligatori i formati aperti, nonostante le premesse dichiarate.
</p>
<p>
<strong>Paolo Coppola (Partito Democratico):</strong>
Ho risposto sopra. Non modificherei, ma farei rispettare e, soprattutto, farei uscire velocemente le linee guida.
</p>
<p>
<strong>Potere al Popolo:</strong>
Gli Art.68 e 69 non sono assolutamente sufficienti, ed anzi il Codice di Amministrazione Digitale va ampliato e vanno introdotti obblighi affinché le Pubbliche Amministrazioni utilizzino ed introducano leducazione a quello che è il mondo Open Source e di tutto ciò che riguarda il mondo del software libero.<br/>
In particolare l'Art.68 .1 definisce tra le soluzioni disponibili alla pubblica amministrazione:<br/>
e) software di tipo proprietario mediante ricorso a licenza d'uso<br/>
Questo punto è in totale contrasto con la volontà di introdurre software libero e privo di codice malevolo.
Non vogliamo solo “obbligare” ad usare software libero, vogliamo che le persone si rendano conto che esistano alternative altrettanto funzionali a quelle a cui sono abituate ad usare nei loro uffici, nelle scuole ed a casa.
</p>
<p class="question">
<strong>5. </strong> Qual è la Sua posizione o quella del Suo partito sul tema della Net-Neutrality?
</p>
<p>
<strong>Federico D'Incà (Movimento 5 Stelle):</strong>
La "net neutrality" è un prerequisito necessario e indispensabile per
la libertà d'espressione, sancita dall'articolo 10 della Convenzione
Europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà
fondamentali. Bisogna affermare a chiare lettere che il traffico
Internet deve essere trattato in condizioni di uguaglianza, senza
discriminazione, restrizione o interferenza, indipendentemente dal
mittente, dal destinatario, dal contenuto, dall'applicazione, dal
servizio o dal dispositivo.
</p>
<p>
<strong>Luca Casarini (Liberi e Uguali):</strong>
La nostra posizione di difesa e sviluppo della Net Neutrality, avversata dai grandi carrier e ISP della rete, è sostanzialmente racchiusa in questi obiettivi: garantire un accesso neutrale alle reti di comunicazione elettronica, promuovere i diritti di cittadinanza attiva al fine di rafforzare la partecipazione e il processo decisionale democratico, sostenere lo sviluppo e la valorizzazione dei sistemi informativi pubblici garantendo il pluralismo informatico anche con luso del software libero, diffondere luso delle nuove tecnologie della comunicazioni presso il sistema delle imprese, rimuovere gli ostacoli che impediscono la parità di accesso alle reti di comunicazione dei cittadini che versano in condizioni di disabilita, disagio economico e sociale e di diversità culturale. Secondo noi, non devono essere le regole di mercato a ispirare lapproccio alla vita digitale, ma quelle dei contemporanei diritti di cittadinanza. La logica del mercato liberista, che attraverso la sua competizione sfrenata e priva di ogni regola, sostituisce la visione politica di una società, va contrastata. La difesa della Net Neutrality in Europa e in Italia, per noi è anche questo. Al centro le persone, i loro diritti, le loro libere scelte. Poi le imprese, i profitti, il mercato.
</p>
<p>
<strong>Paolo Coppola (Partito Democratico):</strong>
La rete e, aggiungo, le piattaforme digitali, devono essere neutrali.
</p>
<p>
<strong>Potere al Popolo:</strong>
Siamo totalmente favorevoli alla difesa della Net Neutrality che deve tutelare il trattamento paritario del traffico di rete. La legislazione attualmente vigente in Europa è vaga al riguardo e lascia agli ISP la libertà di fornire priorità ad alcuni servizi. Bisogna proteggere la rete decentrando l'autorità degli ISP che potrebbero favorire il traffico proveniente da alcune aziende rispetto ad altre con una riduzione della privacy degli utenti.<br/>
In particolare, sosteniamo che lorgano europeo BEREC sia insufficiente nella definizione delle norme riguardanti la rete. Infatti, definiamo assolutamente illegale la pratica da parte degli ISP dello zero-rating e del Deep packet Inspection. <br/>
Luso del DPI, per quanto superficialmente migliori la qualità dei servizi offerti dagli ISP, diffonde un modo di intendere la rete e i servizi fruiti attraverso esso, che lede la privacy delle persone rafforzando il potere delle Telco.
</p>
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